“Internazionaliste”. La verità, che non si deve dire, sull’Holodomor. Di Joe Fallisi

Si parla spesso dell’Olocausto degli ebrei perpetrato da Hitler, senza però mai fare accenno all’Holodomor, la drammatica carestia provocata in Ucraina nel 1932-33 dal governo comunista dell’URSS, la quale provocò la morte di milioni di persone. Nel suddetto articolo, Joe Fallisi – senza peli sulla lingua – fa nomi e cognomi dei responsabili, mostrando una realtà scomoda per molti, ma che non deve finire nel dimenticatoio della Storia
Malcolm Muggeridge (1903-1990), uno dei primi – e dei pochi (1) – a documentare nell’immediato la mostruosità dell’olocausto ucraino (2) e, tra l’altro, amico di George Orwell, racconta in Winter in Moscow (1934) dei negozi “Torgsin“, dove era possibile trovare generi alimentari e vestiario pregiato di ogni sorta pagando in valuta vera o in oro. Dice come solo stranieri (torg-s-in, torgovat s inostranzah = commerciare con gli stranieri) e “Russian Jews” frequentassero tali negozi, regolarmente, implacabilmente gestiti da personale costituito pure da “Russian Jews” (3). Allora, cosa fu l’URSS – dal colpo di Stato del 1917, almeno per vent’anni (4) – se non, in gran parte, una creazione ashkenazita, realizzata-mantenuta manu militari con l’aiuto dei cugini centroasiatici e dei tanti utili idioti goyim comunisti (molti dei quali poi fatti fuori) e finanziata dal capitale internazionale ça va sans dire anch’esso a netta prevalenza “Jewish”?
Sovrintendente e principale organizzatore, per conto di Stalin, del genocidio in Ucraina e nel Kuban, ovvero della più grande strage di massa del secolo scorso in Occidente – oltre tutto compiuta nell’arco di pochi mesi (5), in periodo di pace internazionale e dai vertici di uno Stato contro la sua stessa popolazione -, fu Lazar Moiseyevich Kaganovich (6), ebreo, membro del Politburo e primo segretario dell’Obkom e Gorkom di Mosca del Partito Comunista, di concerto con Vyacheslav Mikhailovich Molotov – Skriabin -, russo, presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo e formale capo di Stato dell’Unione Sovietica, e Pavel Petrovich Postyshev, anch’egli russo, segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di tutte le Unioni di Mosca e segretario del Partito Comunista di Kharkov e delle organizzazioni del Partito Comunista del suo ‘Oblast. Cooperarono, tra gli altri, alla nera bisogna, innanzitutto Stanislav Kosior, ebreo, segretario generale del Partito Comunista dell’Ucraina, Vlas Yakovlevich Chubar, ucraino, presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo d’Ucraina, e Mendel Markovich Khatayevich, ebreo, secondo segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista d’Ucraina; nonché Genrikh Grigor’evich Yagoda (Yenoch – Enoch – Gershonovich Ieguda), ebreo, dal 1931 secondo vicepresidente della Cheka e futuro boss (dal 1934 al 1936) dell’NKVD, Yefim Yevdokimov, ebreo, rappresentante ufficiale dell’OGPU nel Nord del Caucaso, Vsevolod Balytsky, ucraino, rappresentante ufficiale dell’OGPU e capo del GPU d’Ucraina, Boris Sheboldaev, ebreo, segretario regionale del Partito Comunista nel Nord del Caucaso, Anastas Mikoyan, armeno, membro del Comitato Centrale del Partito Comunista e commissario al Commercio estero e interno, Stanislav Redens, lettone, anch’egli al vertice del GPU in Ucraina e, dal gennaio 1933, capo delle unità dell’NKVD nell’Oblast di Mosca, Kliment Yefremovich Voroshilov, ebreo, membro del Politburo, Mykola Skrypnik, ucraino, presidente del Gosplan dell’Ucraina, Panas Lybchenko, ucraino, segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista d’Ucraina, Grigori Petrovsky, ebreo, rappresentante dell’Ucraina nel Comitato Esecutivo Centrale dell’Unione Sovietica, Alexander Vinokurov, russo, Georgi Prokofiev, russo, Karl Karlson, estone, Homa Leoniuk, ucraino, Lev Mironov – Kagan -, ebreo, Eduard Salyn, ucraino, Michail Timofeev, russo, Zinovij Kaznelson, ebreo, Jakov Kaminsky, ebreo, Boris Kozelsky, ucraino, Sergei Pustovoitov, russo, Michail Bukshpan, ebreo, Franc Druskis, lettone, Efim Krivec, ucraino, Izrail Ivanovsky – Gibshman -, ebreo (7). E un suo ruolo nell’infame macello, ancorché defilato, lo ebbe pure il russo Nikita Sergeyevich Khrushchev, tra le più laide figure della dirigenza “sovietica”(8).
Dei trentatre individui sopra elencati, 13 erano ebrei, 8 ucraini, 7 russi, 2 lettoni, 1 georgiano, 1 armeno, 1 estone (e i non-ebrei quasi tutti sposati con ebree, secondo la ferrea regola dell’élite bolscevica goy). Pochissimi si salvarono dalle purghe staliniane. Tra questi Kaganovich, Molotov e Khrushchev che, insieme con Lavrentiy Pavlovich Beria (a sua volta ashkenazita per un quarto, da parte di madre), furono poi i congiurati dell’assassinio di Stalin (9). Bisogna infine ricordare, per il loro ruolo nella tragedia del 1932-33, i “compagni” Schlichter, Iakovlev-Epstein (capo del Commissariato all’Agricoltura), Kritsman (direttore dell’Istituto agrario a partire dal 1928 e vicepresidente del Gosplan nel 1931-1933) e Larin, ebrei anch’essi, dal primo all’ultimo (10).
di Joe Fallisi
(1) In Gran Bretagna, Gareth Jones sul “Manchester Guardian“, ma anche sul “New York Evening Post“, sul “New York Times” e su altri giornali inglesi e americani; e A. T. Cholerton sul “News-Telegraph” e sul “Sunday Times“; negli Stati Uniti, Ralph Barnes sul “New York Herald-Tribune“, W.H. Chamberlin sul “Christian Science Monitor“, William Stoneman sul “Chicago Daily News“, Harry Lang e Richard M. Sanger sul “New York Journal” e Adam J. Tawdul sul “New York American“; in Francia, Suzanne Bertillon su “Le Matin“; in Germania, Paul Scheffer sul “Berliner Tageblatt” e Otto Auhagen su “Osteuropa“.
(2) Si noti che Wikipedia(kippah) ha tolto dalle sue pagine quella dedicata a Muggeridge (vedi qui).
3) Malcolm Muggeridge, Winter in Moscow, House of Stratus, Thirsk 2003, pag. 111. Osservazioni analoghe si trovano in Execution by Hunger: The Hidden Holocaust di Miron Dolot (1985).
(4) Se già nel 1926 comincia un ridimensionamento della presenza giudaica negli organi dirigenti dell’URSS, è soprattutto dal 1937 che iniziano i rastrellamenti e le “purghe” anche degli ebrei dal complesso burocratico-militare. Verosimilmente, se non fosse sopravvenuto il Secondo macello mondiale, l’”antisemita” Stalin sarebbe stato eliminato già nel 1938 o 1939 dalle forze “internazionaliste”. D’altronde egli stesso si servì, e in larga misura, degli ashkenaziti all’interno dell’apparato statale – innanzi tutto nel campo della repressione, dove la loro esperienza, capacità e maestria era in effetti ineguagliabile. Kaganovich fu sino all’ultimo istante della vita di Stalin il terzo uomo dello Stato e la sua vera eminenza grigia. Altro esempio, fra i tanti possibili, è quello di Lev Makhlis, segretario del dittatore e, durante la guerra, da questi fatto assurgere al ruolo di responsabile dell’Amministrazione Politica dell’Armata Rossa. Morì un mese prima del georgiano e fu tumulato, coi massimi onori, sulla Piazza Rossa nella necropoli del Cremlino.
(5) Per quanto riguarda la stima delle perdite umane, si va da poco meno di quattro milioni a più di sette. Fosse anche vera quella più bassa, si tratterebbe comunque di un (nero) record mondiale tuttora insuperato, tenendo conto che l’Holodomor avvenne in meno di un anno, durante l’inverno-primavera-estate 1932-1933 (vedi qui).
(6) «Di lui si rammenta anche la sanguinosa repressione dello sciopero degli operai di Ivanovo-Voznesensk, nel 1932; la distruzione sistematica dei più antichi monumenti moscoviti, come la Cattedrale di Cristo Salvatore; le bestiali sofferenze inflitte ai popoli del Kazakhstan, del Kuban, della Crimea, del basso Volga ancora a causa della collettivizzazione forzata e la repressione dei kulaki in Ucraina, nella Russia centrale e nel Caucaso del Nord (45.000 deportati – l’intera popolazione – solo in quest’ultima zona). Nel 1951, suo figlio Mikhail sposò Svetlana Dzhugashvili, figlia di Stalin. La sorella di Lazar, Rosa, fu – secondo alcune fonti – la terza moglie di Stalin, mentre il fratello maggiore Mikhail Kaganovich fu commissario dell’industria pesante» (vedi qui).
(7) Vedi: Una messa a punto sull’Holodomor (2008)
(8) Si vedano, sulle sue belle attività negli anni trenta, i due paragrafi “Kaganovich protégé“ e “Involvement in purges“.
(9) Vedi qui.
(10) Vedi: A. Solgenitsin, Due secoli insieme. Ebrei e Russi durante il periodo sovietico, Controcorrente, Napoli 2007, pagg. 323-325. Sempre sull’Holodomor, vedi gli scritti di Gareth Jones (1905-1935), l’altro giornalista scozzese che constatò di persona ed ebbe il coraggio di denunciare gli orrori perpetrati in Ucraina, facendo, come Muggeridge, l’esatto contrario del laido “Premio Pulitzer” Walter Duranty e guadagnandosi anch’egli l’odio imperituro degli sbirri bolscevico-staliniani, responsabili, con ogni probabilità, della sua stessa morte (vedi qui e qui).